Cos’è il Parkour?

Sebbene sia una disciplina molto diffusa può capitare ancora oggi di trovare qualcuno che ci chieda: “ma cos’è il parkour?”
Effettivamente ciò che si trova su internet può essere fuorviante, gente che salta fra i tetti, altri che mettono in sequenza capriole in aria una dopo l’altra facendolo sembrare un sorta di “tricking” urbano o una “ginnastica artistica” riadattata, chi dice che consista nell’andare il più velocemente possibile da un punto A ad un punto B, chi ha ragione? cosa facciamo realmente? Proviamo a spiegarvelo in questo breve articolo!

Dove nasce il Parkour?

Contrariamente a quanto pensino in molti non nasce in America, ma in Francia e più nello specifico nelle periferie di Parigi fra le cittadine di Evry, Lisses e Sarcelles.
I fondatori della disciplina, noti con il nome “Yamakasi”, sono numerosi, fra loro troviamo: Laurent Piemontesi, Yann Hnautra, Chau Belle, Sébastien Foucan, David Belle, Malik Diouf, Charles Perrier, Williams Belle e Guylain N’Guba Boyeke.
Gli Yamakasi chiamarono la nostra disciplina: Art Du Déplacement (ADD) ovvero “l’arte dello spostamento”. Sono infatti numerose nel mondo le ADD Academy che seguono fedelmente la via tracciata dai fondatori.
Il termine Parkour venne poi coniato da David Belle, dopo essersi separato dal gruppo originario dei fondatori, nel tentativo di dare un nome più mediaticamente accattivante alla disciplina. Inutile dire che ci riuscì perfettamente vista l’enorme diffusione del nome “parkour” nel mondo.
Fra il Parkour e l’Art Du Déplacement c’erano, e per certi versi esistono tutt’ora, molte differenze soprattutto nella filosofia e nell’atteggiamento personale, interno, nei confronti della pratica. Ma questo è un altro discorso che non affronteremo in questo articolo.

In cosa consiste?

Cercare di spiegare in cosa consista il Parkour è sempre una sfida, non esiste infatti una definizione messa “nero su bianco” di cosa sia esattamente, e sicuramente la definizione originaria data da David Belle: “andare da un punto A ad un punto B nel modo più veloce ed efficiente possibile” è ormai antiquata e non rispecchia ciò che la disciplina è diventata negli anni.
Ciò che facciamo e cerchiamo di diffondere attraverso i nostri corsi è complesso e comprende due “sezioni”: una prevalentemente fisica ed una mentale. Queste due sezioni in realtà sono indissolubilmente legate.
L’aspetto “fisico” va da una importante preparazione atletica che prepara il corpo, creando una base muscolare capace di rendere il praticante abile in tutti i movimenti, resistente e forte, fino alla tecnica vera e propria di superamento degli ostacoli. Si parte dall’equilibrio, salti di precisione, tecniche di atterraggio e di caduta, scavalcamenti, la creazione di percorsi e movimenti acrobatici.
Dall’aspetto più “fisico” ne deriva una grande crescita personale del praticante che si andrà confrontando col tempo con sfide sempre più complesse. Dal completamento positivo, o negativo, delle sfide deriverà una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, dei propri limiti, ma anche si imparerà a non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà, a lavorarci sù con dedizione fino al raggiungimento del proprio obiettivo. Abbiamo voluto mettere in corsivo la parola “proprio” perché pensiamo che non ci siano standard universali da rispettare, avversari da battere o abilità minime per ritenersi “fighi”. Questo non vuol dire che vada bene tutto, ma significa che ciò che ha più valore è l’impegno che si mette nel migliorarsi.
L’aspetto fisico e mentale quindi crescono e progrediscono di pari passo con il supporto costante di una comunità di compagni di allenamento non competitiva e solidale.

Chi può praticare il Parkour?

Tutti. Non c’è distinzione di genere né di età. I nostri corsi sono disponibili a partire dai 4 anni e l’età massima non esiste, ma va valutata a seconda dei singoli casi e delle singole persone.

Conclusione

Speriamo che questo breve articolo possa avervi dato un’idea, seppur superficiale, di cosa è il Parkour. Se avete interesse ad approfondire l’argomento potete contattare i nostri coach e partecipare ai nostri corsi.
Se invece volete tuffarvi nella storia della disciplina conoscendo aneddoti e retroscena vi consigliamo la lettura (in lingua inglese) del libro: “Breaking the Jump” scritto da Julie Angel.

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